L’autore racconta che a Sorrento nell’antico Palazzo Mastrogiudice, in via Padre Reginaldo Giuliani, era conservato un grande scheletro realizzato in legno e cartone raffigurante la Morte armata di falce; il suo utilizzo era previsto una volta all’anno.
Nella notte fra il Martedì Grasso e il Mercoledì delle Ceneri, un grande fantoccio rappresentante il Carnevale veniva addobbato di salumi e cibi succulenti e adagiato su un carro, sfilava per la città.
Il corteo festante partiva da via San Cesareo e si dirigeva all’allora piazza Castello verso il varco d’accesso.
Un altro carro proveniente da fuori alla porta della città, dalla zona dell’attuale Piazza Lauro, era accompagnato da un corteo funereo.
Si portava il fantoccio di una vecchia smagrita, vestita di stracci e addobbata con pietanze povere come legumi e baccalà.
Sotto l’arco della porta, ad aspettare Quaresima all’ingresso e Carnevale in uscita, c’era lo spaventoso scheletro di Palazzo Mastrogiudice.
La morte di carnevale
Ai rintocchi di mezzanotte, i due carri finalmente si incontravano sotto la porta e lì si consumava la tragica fine di Carnevale: con un colpo della sua falce, la Morte lo decapitava
Il tutto sotto gli occhi dei numerosissimi presenti i quali, tra grida e schiamazzi, si lanciavano sul malcapitato fantoccio portando via tutte le cibarie e riducendolo ad un grande falò. Quaresima, intanto, entrava in città.
Terminato lo “spettacolo”, il grosso scheletro tornava a Palazzo Mastrogiudice per essere custodito gelosamente e pronto per entrare in scena l’anno successivo.
La manifestazione vide la sua ultima realizzazione nel 1799.
Con la dominazione francese questa tradizione venne probabilmente proibita per sospetto di assembramenti notturni e movimenti politici antigovernativi.