Si racconta che qui, dove prima c’erano solo boschi, c’era un albero di alloro (detto anche lauro);
leggenda narra che una vecchietta sordo-muta, Teresita, mentre pascolava la sua mucca, vide in prossimità della pianta di alloro una lingua di fuoco ardere senza spegnersi.
Incuriosita si avvicinò e trovò ai piedi della pianta, la statua della Madonna.
In epoca bizantina, infatti, in seguito alle lotte iconoclaste (VIII sec. circa) scatenate dall’Imperatore per contrastare l’iconodulia, non era insolito trovare raffigurazioni religiose abbandonate o nascoste per evitarne la distruzione imposta.
Non ci sono fonti certe che attestino la provenienza né, tantomeno, la datazione.
Molti esperti, però, sono concordi nell’affermare che la statua non sia antecedente all’anno Mille ma, piuttosto, del tardo Medioevo e opera di qualche artigiano locale.
Ebbene, a seguito del ritrovamento, la vecchietta miracolosamente riacquisì la vista e l’udito e tutto il paese gridò al miracolo.
Visto il tumulto causato dalla straordinarietà dell’evento, l’allora Vescovo di Sorrento fece trasportare la statua nella sua Cattedrale, ma il mattino successivo, scomparve come per miracolo.
Fu ritrovata nuovamente sotto quell’arbusto d’alloro, a Meta.
Accadendo per altre due volte questo evento, la statua venne definitivamente lasciata a Meta e da allora fu venerata come “Madonna del Lauro”.
Il simulacro fu allora posto nell’antica Cappella del Salvatore, poco distante dal luogo del prodigio.
Fra il IX e il X secolo, però, la popolazione si convinse a costruire un tempio più grande così che potesse accogliere il crescente numero di fedeli che si recavano a venerarla.
Negli anni, le vicissitudini della Basilica di S.Maria del Lauro sono state travagliatissime perché più volte distrutta e saccheggiata, e ogni volta ricostruita e arricchita dagli abitanti.
Addirittura nel 1782 fu necessario riconsacrarla, per i tanti lavori eseguiti!
Nel 1914 fu elevata a Basilica Pontificia ed è stata sede Giubilare diocesana per l’Anno Santo del 2000.
Una visita alla chiesa è d’obbligo per capire meglio un popolo che in essa trova la sua storia e la sua identità.
Una prova sta nel fatto che la cappella patronale dedicata a San Pietro è costellata di ex-voto marinari datati tra il ‘600 e il ‘900, l’epoca d’oro della marineria metese.