Tutto è iniziato a piedi scalzi tra la terra appena arata, quando nelle fornaci di Maiano, un piccolo borgo della penisola sorrentina in cui si producono laterizi per i forni dal XV° sec. seguiva l’attività di famiglia per raccogliere la creta e forgiarla in mattoni.
La creta è da sempre stata il suo filo conduttore.
Marcello Aversa l’ha amata da subito e da giovanissimo, intorno ai 16 anni, si è lasciato guidare da una passione che stava nascendo pian piano per prendere un posto ben più delineato e rappresentativo: l’arte del presepe napoletano, le croci, la rappresentazione delle processioni del venerdì Santo.
Nel vederlo lavorare nella sua bottega, tra gli attrezzi e l’odore della creta, si percepisce da subito che il suo è un dono che si esprime non soltanto nell’essere un abile artigiano, ma soprattutto un artista raro.
Nelle fornaci di Maiano, Marcello racconta che spesso si lasciava ispirare dalle forme che prendevano le fiamme nei forni e che gli apparivano come figure che poi realizzava.
In principio, cominciò a realizzare grandi scenografie per alcune chiese della penisola, finchè un giorno, diede ascolto a quella voce artistica che si faceva sentire sempre più forte e così scoprì la sua attitudine nel modellare la creta.
Cominciò a modellare piccole figure presepiali, alte non più di 3 cm., poi, ben presto, si rese conto che, con la tecnica acquisita, le grandi scenografie fino a quel momento realizzate, riusciva a farle stare anche nel palmo di una mano.
Marcello ha cominciato a modellare con la creta piccoli pastori che sistemava in scatole di cartone, avendo cura di proteggerle con dell’ ovatta per timore che il viaggio fino a S. Gregorio Armeno di Napoli, potesse rovinarli.
“A volte quei pastori facevano con me, il viaggio di andata e anche quello di ritorno” racconta con un sorriso umile e malinconico, Marcello.
Eppure lui ci ha creduto veramente in quel viaggio, perché era il sogno della sua vita e per questo ha continuato a crederci fin quando un giorno qualcuno si interessò concretamente alle sue opere.
Da quel momento in poi fu tutto un decollo per la sua arte che ben presto è stata riconosciuta in tutto il mondo.
Modellare la creta per lui, è una forma di espressione essenziale, chi guarda l’opera deve poter percepire tutto l’amore e la passione di quello che crea.
“Non si vede bene che col cuore, l’essenziale è invisibile agli occhi”
Il Piccolo Principe è uno dei suoi due libri preferiti, l’altro è niente poco di meno che la Bibbia, da cui si lascia ispirare per interpretare e riprodurre scene sacre del nuovo e vecchio testamento.